Bassano del Grappa, 8 dicembre 2007
Prima
di parlare di Penelope trovo necessario
rivivere le esperienze che hanno formato
la mia persona nei decenni che sono preceduti
a questo importante incarico, perché
se non avessi fatto un percorso formativo
nella società civile e nelle Istituzioni
forse non mi sarei assunta una responsabilità
così grande in modo improvvisato.
Il
mio avvicinamento al volontariato è
iniziato intorno agli anni 80, quando giovane
quarantenne, madre di tre figli e dirigente
una manifattura familiare di porcellana
con mio marito, ho sentito il bisogno di
fare qualcosa per gli altri, mettendo a
disposizione il mio tempo e le mie capacità
al servizio in alcune associazioni.
Da
subito il mio interesse è stato multiforme
verso più appartenenze associative,
perché trovavo che la diversità
di problematiche e di bisogni erano per
me anche fonte di conoscenza, formazione,
e arricchimento personale, oltre che stimolo
a studiare soluzioni per dare risposte.
Ho
assunto la presidenza del C.I.F. di Bassano,
dopo essermi impegnata a far risorgere la
sezione nella mia città perché
dopo la morte della prima presidente e fondatrice
tutto si era spento intorno a lei.
Ho imparato da subito, per le difficoltà
trovate a rimettere insieme delle appartenenze,
che il ricambio democratico all’interno
di una associazione è una valore
importante non solo per il rinnovo di persone
e ricchezze personali, ma per la sopravvivenza
stessa dell’associazione, che non
può nascere e morire con una sola
persona. Così ho assunto l’incarico
per un solo mandato cercando di trasmettere
questo metodo a tutte quelle amiche che
sono seguite alla mia presidenza.
Contemporaneamente ero socia di A.N.D.E,
SOCCORRITORI, CENTRO MASTECTOMIZZATE, REDUCI
D’AFRICA, IMPEGNO PER LA CITTA’
fino ad essere eletta coordinatrice di tutto
il volontariato della mia città,
con il ruolo importante di coordinare le
45 associazioni esistenti, mettendo ad un
unico tavolo personalità e obbiettivi
diversi, cercando mediazioni e relazioni
con l’Ente Pubblico, assumendo il
difficile impegno di interlocutore tra la
società civile che rappresentavo
e la società politica dei nostri
Amministratori locali.
Ma
anche le mie responsabilità all’interno
della prima associazione, il Centro Italiano
Femminile, crescevano negli anni così
da passare da presidente comunale a vicepresidente
provinciale fino a presidente regionale
del Veneto dove, per la ricchissima presenza
di molte sezioni e socie, avevo iniziato
una peregrinazione in tutta la regione con
una amplia conoscenza di problemi dei cittadini
e di rapporti con le Istituzioni locali,
provinciali e regionali.
In
altre associazioni ricoprivo cariche di
direttivo senza mai avere contemporaneamente
altre presidenze per il rispetto delle appartenenze
e della rappresentanza, valori portanti
e importanti in ogni realtà associativa.
E’
a questo punto della mia vita che mi viene
proposta la candidatura alle elezioni politiche
del 1994, in un momento particolarmente
grave del nostro Paese, attraversato da
una profonda crisi di credibilità
della classe politica, che faceva sperare
in un ricambio e rinnovamento di valori
all’interno della rappresentanza dei
partiti. Pur non avendo mai pensato negli
anni ad un impegno politico decido di fare
questa esperienza sperando di dare un contributo
personale per le istanze e le esperienze
che potevo portare all’interno dei
luoghi decisionali.
Tralascio
di parlare di quanto ho imparato o disimparato
nell’impegno politico, che è
stato però formativo da un certo
punto di vista dei rapporti tra cittadino
e istituzioni per la conoscenza dei meccanismi
di avvicinamento dei rappresentanti politici
e presentazione delle istanze, per affermare
soltanto che, dopo una breve legislatura
durata solo due anni, decido di rifare l’esperienza
per un secondo mandato per concretizzare
alcune proposte già avanzate, ma
nel frattempo prendo anche la decisione
di non andare oltre il secondo mandato e
di ritornare nel mondo del volontariato
e dell’associazionismo.
Pur
nella breve esperienza di otto anni, divento
membro della delegazione parlamentare al
Consiglio d’Europa interessandomi
sempre più di diritti umani, sono
eletta in un primo momento presidente della
Commissione contro la violenza alle donne
e in seguito presidente europea della Commissione
infanzia, toccando con mano esperienze terribile
come il traffico di esseri umani, la riduzione
in schiavitù, la tratta di giovani
donne per la prostituzione, il traffico
di organi.
Verso
la fine del primo mandato parlamentare avviene
il mio primo avvicinamento al problema delle
persone scomparse che segnerà negli
anni a seguire tutte le mie scelte successive
fino a diventare presidente nazionale di
Penelope, l’associazione delle famiglie
delle persone scomparse.
Scompare
in Tunisia nel novembre 1995 una giovane
ragazza della mia città e questo
improvviso avvenimento sconvolge una intera
comunità, lasciandoci smarriti, increduli,
impotenti di fronte alla sua scomparsa,
alla violazione della sua libertà,
in un paese arabo che per storia o per fantasia
ci evocava vicende infinite di “tratta
delle bianche”.
Solo
negli anni successivi e per il coraggio
che questa esperienza di vita e di ruolo
mi ha trasmesso, ho potuto capire che questo
triste episodio non apparteneva solo ai
paesi arabi e alla “mia Africa”,
che tanto amavo come terra natale, ma che,
negli anni a venire del mio incarico parlamentare,
ho dovuto tristemente ammettere che anche
nei paesi occidentali, nella democratica
Europa e nel nostro cattolicissimo Paese
si perpetuano episodi di sparizione di ragazze,
di rapimenti e di riduzioni in schiavitù,
di scomparse senza spiegazioni di persone
di tutte le età.
In
una testimonianza nel libro della storia
di Milena Bianchi “Diario di una vita
rubata”, scritto dalla mamma, ho avuto
modo di dire che se non fosse esistita questa
mia concittadina e la sua triste storia,
forse non avrei capito fino in fondo il
valore del mio ruolo di parlamentare nelle
Istituzioni e, forse anche, non avrei potuto
capire il limite delle Istituzioni di fronte
al dolore delle famiglie per la scomparsa
di una persona cara.
Questo
è stato il solco che ha segnato il
mio impegno negli anni successivi, portandomi
ad interessarmi sempre più di questi
problemi, del fenomeno degli scomparsi,
di queste “vite sospese”, perché
la vita di una persona scomparsa non è
vita e non è morte e il dramma delle
famiglie è la mancanza di certezze
nel bene o nel male, perché qualsiasi
notizia è sempre migliore di nessuna
notizia.
La
mia appartenenza al ruolo parlamentare non
era più necessaria, anzi a volte
diventava un freno alla mia libertà
di azione verso le famiglie ed un vincolo
politico a dover difendere silenzi e assenze
di risposte a chi chiedeva a gran voce di
poter dare almeno sepoltura ad un figlio,
come ad un padre.
Conclusa
l’esperienza politica senza nessun
rimpianto partecipo come socio fondatore
nel dicembre 2002 dell’associazione
Penelope, vengo indicata come vicepresidente
nazionale fino a diventare tre anni dopo,
presidente nazionale.
Nell’assumere
questo che considero l’impegno più
importante della mia vita, ma anche il più
gravoso per responsabilità e impegni,
costantemente vicina ai problemi di moltissime
famiglie sconvolte, prendo iniziative importanti
come la richiesta di un incontro con il
Presidente della Repubblica ed un convegno
nazionale dove chiamare a confronto responsabili
del Governo come del Parlamento e responsabili
della comunicazione.
Inizia
un cammino nuovo sempre in salita dove le
famiglie non vengono mai lasciate sole,
dove le loro istanze vengono messe in una
proposta di legge, dove si chiede a gran
voce la nomina di un Commissario Straordinario
per gli scomparsi.
Le
risposte delle Istituzioni arrivano lentamente,
troppo lentamente per coprire il vuoto di
trent’anni di assenze con 30.000 persone
scomparsi ed una media di 8 9mila scomparsi
nuovi all’anno, senza ritrovare un
corpo, senza traccia di tutte quelli vite
umane.
Emerge
prepotentemente per iniziativa di Penelope
e della sua visibilità faticosamente
ottenuta, un fenomeno grave, sottovalutato
e sottaciuto nel nostro Paese, forse non
nuovo negli altri paesi con i quali non
si è mai cercato un confronto, di
fronte al quale le istituzioni sono impreparate
a dare risposte, ma anche le forze dell’ordine,
la magistratura non sono di aiuto alle attese
e alle sofferenze delle famiglie.
La
nostra associazione si attrezza con un sito
www.penelopeitalia.org
, fa la supplenza delle Stato nel creare
rete tra le famiglie e la ricerca dei corpi,
si organizza in Comitati regionali in quasi
tutte le regioni, chiede ripetutamente che
l’ufficio del Commissario Straordinaria
diventi effettivo, funzionante, attrezzato
di computer, ricorre ad appelli televisivi,
si rivolge nuovamente al Capo dello Stato.
Resta sgomenta di fronte all’immobilità
del Parlamento nell’esame del testo
di legge, nel rimbalzo di responsabilità
tra i luoghi decisionali, nell’abbandono
che a volte si sente dei media e di quanti
potrebbero fare qualcosa di più per
l’Associazione.
Potrebbe
sembrare una storia infinita, come infinite
sono le storie di dolore e di speranza delle
famiglie, ma ogni ostacolo e ogni difficoltà
diventano linfa per nuova forza per avere
capacità di non arrendersi, non rassegnarsi
anche di fronte alle notizie più
sconfortanti che ci fanno conoscere realtà
sconosciute di centinai di corpi tenuti
per anni nelle celle frigorifere di istituti
di medicina legale, senza creare comunicazione
e informazione con le famiglie che attendono
il ritrovamento della persona cara, arrivando
a volte alla sepoltura ai corpi come “uomo
sconosciuto” e “donna sconosciuta,
senza il conforto della sepoltura cristiana,
senza una benedizione, senza la lacrima
di un parente.
Tutto
questo è infinitamente ingiusto e
incivile e Penelope chiede che un paese
civile come il nostro, che non è
in guerra o sottomesso ad alcuna dittatura,
si assuma la responsabilità di dare
queste risposte. |